I restauri

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L’opera d’arte, in quanto manufatto deteriorabile nel tempo, esige operazioni manutentive, che ne assicurino la conservazione nel futuro. Un intervento di restauro è un atto comunque invasivo, che deve essere eseguito in maniera consona, allo scopo di salvaguardare le caratteristiche peculiari originarie di qualunque opera d’arte.

Un adeguato intervento contempla una serie di attività, soprattutto lo studio approfondito dell’opera, per capirne le trasformazioni, le stratificazioni, nonché la struttura e la conformazione dei materiali costituenti. Segue poi il progetto di adeguamento che deve nascere dalla conoscenza preventiva e dettagliata dell’opera e delle sue problematiche. Soltanto a questo punto si interverrà sul manufatto, con tecniche commisurate alle reali necessità che devono sempre e comunque rispettare i materiali originari. Il restauro quindi deve essere conservativo, perché si tratta un atto storico-critico che si confronta materialmente con l’opera, effettuando trasformazioni misurate. Questi interventi vanno attuati con prudenza, perché si tratta sempre di azioni irreversibili.

restauro Campi Flegrei

I Plastici Storici del Servizio Geologico hanno richiesto interventi manutentivi in quanto ormai opere centenarie. Dopo l’abbandono della sede del Museo Agrario Geologico in Largo di S. Susanna 13 in Roma, questi manufatti sono stati trasferiti negli uffici ISPRA nel Palazzo della ex Federconsorzi, in via Curtatone 3. Fino al 2006 i piani-rilievo erano sparsi all’interno di diversi uffici o appesi lungo i corridoi. In seguito all’istituzione del Servizio Attività Museali, è iniziato l’accorpamento e lo studio sistematico di queste opere in quanto considerate raccolta appartenente de facto alle Collezioni Geologiche e Storiche. Manufatti estremamente fragili e delicati, i piani-rilievo hanno subito nel tempo danneggiamenti vari, anche per via degli spostamenti.

Nella foto: La situazione del plastico dei Campi Flegrei prima del restauro

A parte il cattivo stato di conservazione di alcuni, la cui materia di composizione è prevalentemente il gesso (14 gesso, 1 legno, 2 zinco), tutti i manufatti necessitano di un’accurata pulitura della superficie, per via di un sedimentato strato di polvere e/o di un flatting trasparente inadatto e/o alterato dal tempo, che nel migliore dei casi ha provocato un forte ingiallimento della pellicola pittorica. Ciò disturba notevolmente la percezione della colorazione, che in origine possedeva un’intensità ben diversa, come ad esempio è stato riscontrato dopo la pulitura del piano-rilievo della Provincia di Napoli, oggi restituito a brillantezza originaria, nonostante la scala di colori della stratigrafia geologica resti comunque opaca.
Tra la fine degli anni ’70 ed i primi anni ‘80 del XX secolo, alcuni manufatti furono restaurati, a cura del Servizio Geologico d’Italia, nella persona di Enrico Cirese, cartografo presso il medesimo istituto. I piani-rilievo interessati da questo intervento furono l’Isola d’Elba, Massa Marittima, Livorno, il Monte Soratte ed i Campi Flegrei. Ne esiste una documentazione fotografica dalla quale si può desumere sia lo stato di conservazione dei singoli manufatti che gli interventi effettuati. Per quanto riguarda l’Isola d’Elba e Massa
Marittima si è trattato prevalentemente di effettuare piccole integrazioni della pellicola pittorica e del ripristino di alcune abrasioni superficiali agli angoli, di poca entità. La situazione variava nel manufatto di Livorno, caratterizzato da una serie di micro-lesioni su tutta la superficie e focalizzate in particolar modo intorno all’Isola di Gorgona, che quindi ha necessitato un intervento di consolidamento ed in alcuni punti dell’integrazione di puntuali lacune pittoriche. Lo stato conservativo del Monte Soratte e dei Campi Flegrei per contro era piuttosto grave. Il Monte Soratte aveva subito tre lesioni strutturali passanti, che avevano fratturato il materiale costituente e contemporaneamente provocato l’abrasione completa di alcune parti della superficie del piano-rilievo. Anche in altri punti il manufatto aveva subito la perdita di materiale costituente ed inoltre il bordo esterno dipinto in nero presentava la mancanza vera e propria di alcune parti. Il plastico è stato quindi ricomposto nelle sue parti e consolidato, le lacune integrate nelle parti mancanti. Infine, probabilmente per coprire i bordi mancanti e per rendere l’intero manufatto più stabile è stato montato su una cornice lignea nera liscia e lucida. Il risultato complessivo di questo intervento è buono, anche se il flatting rende la superficie un po’ troppo lucida.
Meno gravi erano i danni riguardanti il piano-rilievo dei Campi Flegrei, che era stato interessato da una caduta della pellicola pittorica in diversi punti e da alcune lesioni superficiali. In seguito, dopo il ripristino delle condizioni conservative ottimali, questo piano-rilievo ha subito dei danneggiamenti gravissimi, ma non è noto il contesto.
A fine 2006 è iniziata l’analisi sulle condizioni dei restanti piani-rilievo appartenenti alla Collezione al fine di stabilire una valutazione sullo stato di conservazione e decidere la priorità per un adeguato restauro conservativo, in seguito affidato ad una ditta specializzata, la quale ha operato restituendo l’originario splendore ai piani-rilievo della Provincia di Napoli, Vesuvio, Campi Flegrei e Ischia.

Restauro

Nella foto: Una delle fasi del restauro del rilievo topografico del Vesuvio.

I danni riportati dai suddetti manufatti riguardavano prevalentemente la superficie pittorica, la materia di composizione nonché la struttura di supporto. Sono stati identificati danneggiamenti da stress meccanico, cedimenti strutturali e perdita di parte del telaio ligneo, fessurazioni e lesioni anche passanti del supporto in gesso, distacco della pellicola pittorica con conseguente perdita di intere aree dipinte. L’intervento sui manufatti è stato quindi progettgesso, nonché del telaio ligneo, che ove necessario è stato integrato nelle parti mancanti.

Particolarmente gravi erano i danneggiamenti del piano-rilievo dei Campi Flegrei, interessato da lesioni passanti e da estesa perdita della pellicola pittorica, di tale entità da non più poter identificare i toponimi e le terminologie tecniche. Di conseguenza è stato fornito al restauratore il consono supporto cartografico, che constava nel foglio geologico dell’area contemporaneo alla data di costruzione del plastico, di modo che potesse integrare pittoricamente le lacune maggiori, per ridare una coerenza ai dati geologici
e topografici del manufatto.

I restauri sono stati eseguiti dalla C.S.R. Restauro Beni Culturali, Via Biancamano 35, Roma.

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